In Attività

Il Consiglio Direttivo di AICPF, preso atto della citazione di molti Soci della Associazione in comunicazioni sui social media dirette a contestare la adesione di professionisti a teorie e prassi a sostegno della c.d, “Parental Alienation Syndrome” (P.A.S.), ritiene indispensabile porre alcune precisazioni a tutela sia dei Soci che si sono trovati citati in termini critici rispetto alla loro professionalità e competenza, sia della stessa Associazione.

Precisiamo pertanto quanto segue.
In primo luogo, si esprime la massima solidarietà ai Colleghi che si sono visti pubblicamente attribuire prese di posizione in realtà mai da loro assunte, nell’inaccettabile espressione di forme di “odio via tastiera”, aggravata da posizioni ideologiche che di fatto rappresentano una pressione, se non peggio, verso chi opera nel settore, e rimandano ai più negativi esempi di “liste di proscrizione”.
In secondo luogo, non si può non evidenziare la franca assurdità della citazione, evidentemente per mero sentito dire e quindi in modo ancora più grave, anche di specialisti che non si sono mai occupati dell’ambito minorile e che mai si sono espressi al proposito, o dei quali, addirittura, si cita quale “colpa” la mera partecipazione a un convegno, in modo lesivo dei loro stessi diritti costituzionali.

Si ribadisce, al proposito, come i Soci di AICPF, nel rigoroso rispetto della realtà scientifica e normativa vigente, non sostengano in alcuna sede l’esistenza della “P.A.S.”. Ognuno di noi, invece, quotidianamente constata la sussistenza, nelle relazioni genitoriali post – separazione, dei comportamenti alienanti che possono essere messi in atto da un genitore verso l’altro e verso la prole, in contesti e modi che variano da caso a caso, possono derivare da un ampio novero di fattori, e non costituiscono in alcun modo un disturbo individuale, né la specifica prerogativa comportamentale di un sesso in danno dell’altro.

Come studiosi e come professionisti riteniamo sia gravissimo e patogeno dare voce e concretizzazione alle istanze persecutorie che, in varia misura, possono interessare le persone che vivono la difficile esperienza della separazione e dell’affidamento della prole, e ricordiamo che l’intervento su questo tipo di vicende deve essere assunto da professionisti qualificati e competenti, in un contesto di promozione del superamento dei contrasti e di rigoroso rispetto delle norme e dei criteri scientifici sussistenti, e non certo facendo regredire la tutela della bigenitorialità, della prole, e degli stessi genitori, al barbaro livello della mera contrapposizione tra sessi e della riaffermazione della priorità di un genitore sull’altro, superata in sede scientifica da quasi cinquant’anni, o, in modo altrettanto inaccettabile, dalla persecuzione pubblica del professionista che, nell’adempimento del suo dovere scientifico e deontologico, rifiuti tali negativi modelli.

Il Presidente di AICPF
Dr.ssa Giuliana Callero